Ragazzi italiani a Mauthausen e Dachau

 

I nostri lettori ricorderanno forse la vicenda dell’istituto professionale "Don Zeffirino Jodi” di Reggio Emilia, il cui consiglio di istituto per ben due volte ha bocciato la proposta di utilizzare la gita scolastica per portare i ragazzi degli ultimi anni in visita al campo di Mauthausen (ne abbiamo parlato nell’ultimo numero del nostro giornale).
Dopo le molte proteste piovute sui responsabili di quella assurda decisione, il preside aveva infine autorizzato le ultime classi a organizzare il viaggio a cavallo delle festività del 25 aprile.   
Quella che pubblichiamo è la ,testimonianza di una ragazza che ha partecipato, con un centinaio di suoi compagni, al viaggio tanto contestato. Le sue parole ci ripagano in gran parte delle amarezze che questa brutta vicenda ci ha riservato, e per questo la vogliamo ringraziare a nome di tutta l’Aned.  


 
 

 

Giovanni Merlo n Il nostro Giovanni Merlo a Dachau



 
 

Ascoltare
Nelle crepe dell'indifferenza
parole di doloretraffigono
l'abissale intimità
del cuore
Ogni ruvidezza
si dissolve

Elisa Sangion 5a F
Istituto tecnico commerciale "Zappa" Saronno (MI)

 
 

Foto di gruppo  di Venaria

     n  Foto di gruppo dei ragazzi di Venaria nel corso del viaggio

Foto di gruppo  di Venaria
 
 


La lettera di Divo Cappelli di Bologna

Perchè non organizzate un Forum per ascoltare i "Giovani" dell'Aned?

Carissimi Maris e Venegoni,

Sono da trent'anni un "giovane" che collabora con al sezione di Bologna, datando la mia ininterrotta attività al 1968. Nella nostra sezione è da decenni che si dibatte sulla apertura dei giovani nella associazione, lo sai bene tu maris e lo sapeva bene l'amico Saba che ha partecipato a tanti nostri direttivi.

Ho seguito con molto interesse e attenzione il dibattito sul tema nel Consiglio nazionale, nel quale a dire il vero ponevo maggiore aspettativa. Avendo visto il nostro titolo in prima pagina del "Triangolo Rosso"(n. 1/97) ritengo di poter rompere il silenzio che mi ero imposto e porvi due domande:

1) Perchè non avete mai invitato i giovani ai congressi che operano nelle vostre sezioni esortandoli a discutere apertamente su questo tema?

2) Perchè ora, che pare siate avviati sulla strada dell'inserimento, non organizzate un Forum con coloro che da tanto tempo vi sono vicini per ascoltarli, per verificare se hanno idee, suggerimenti, proposte? Perchè procedere a uno statuto di una fondazione senza conoscere anche la loro voce?

Sig. Presidente e Sig. Direttore io vi invito a indicare un incontro, un Forum con i giovani già inseriti nell'associazione e ascoltarli. Può essere che ne scaturiscano valide esperienze.

Con affetto e cordialità

Divo Capelli

 

 

D'accordo facciamolo.

Caro Cappelli,

la tua lettera mi è arrivata quando il secondo numero del nostro giornale era ormai in chiusura. Ma come vedi non è andata perduta. Per quanto mi riguarda personalmente, e so di interpretare il pernsiero di Maris, sono d'accordo con te.

Parliamo da tempo di aprire l'Aned ai giovani, agli "amici", a coloro insomma che non hanno vissuto la deportazione e non sono parenti dei Caduti. Il Consiglio nazionale, massimo organo politico dell'associazione, ha autorevolmente dato la propria approvazione all'idea di dare impulso al progetto di istituzione della Fondazione aned, (cito dal documento conclusivo) "se del caso anche attivando una soluzione associativa che consenta l'adesione personale di giovani, simpatizzanti e amici dell'Aned, che potranno impegnarsi nel prosieguo dell'attività finalizzata agli scopi e agli intenti propri dell'Aned, operando in autonomia gestionale e decisionale".

Il momento è ora. Credo che rientri nei margini di autonomia della sezione di Bologna - e di tutte la altre sezioni, ovviamente - promuovere in tempi strettissimi un primo incontro sull'argomento. Lo facciamo?

D.V.


 
 


Mostra sugli orrori dei campi di sterminio

Una mostra per non dimenticare gli orrori dei campi di sterminio

 



 

Il passato non si può cambiare, impegnamoci perchè non si ripeta


La scuola non insegni solo a disegnare e a far di conto


La sorpresa di incontrare il russo che riuscì a fuggire


"Ascoltandolo abbiamo provato gratitudine per i partigiani"


Ecco come l'ex deportato Marcello Martini ha passato il testimone a ciascuno di noi


... il lavoro nelle gallerie di Gusen


"Diventa sempre più importante la testimonianza indiretta"


Nelle tragiche gallerie di Ebensee una mostra permanente sul Lager


 
 

Pagina Precedente Indice  

Pagina successiva